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Luigi Zappa
Le interviste di Luigi Zappa
Nominato capo redattore per la sua esperienza nel campo del giornalismo, ha lavorato per alcune testate, in particolare Ordine e Libertà, ed ora anche attivista Emergency, congenitamente disabile. La tanto chiacchierata esclusione dalle Olimpiadi di Oscar Pistorius, atleta sudafricano diversamente abile con amputazione bilaterale, che si avvale di protesi al carbonio, mi ha ispirato alcune considerazioni. Per questo innanzitutto vorrei che mi si chiarisse un dubbio. Ho la sensazione, vissuta, che la "categoria" delle persone con disabilità sia alla continua ricerca di una propria identità, che sembra avere smarrito o voler trasformare. Infatti le vite, le azioni e le vicende di persone con disabilità narrate e rappresentate dalle tv generaliste e dai media si incentrano quasi sempreo su episodi di cronaca nera che le coinvolgono, o su chi rappresenta una "specificità nella disabilità", come a dimostrare la propria "eccezionalità" nella sua condizione particolare. La continua e sola rappresentazione (sempre altisonante) di limiti estremi ad opera di sportivi disabili, di specificità di artisti disabili e altro ancora, da una parte mi confortano e mi suscitano ammirazione per tutte le capacità che queste persone riescono a mettere in gioco. E tuttavia vorrei far notare che la persona con disabilità non deve mostrare le proprie incapacità per avvalorare ed esaltare le capacità eventualmente raggiunte. Senza voler sottacere o nascondere alcunché, mi sembra infatti che sia dignitoso mostrare la persona con disabilità in tutto il suo essere, prescindendo dall''estremizzazione del suo carattere e dei suoi limiti.
Che l''handicap, ossia l''ineguaglianza delle prestazioni derivante da menomazioni o patologie a carico di una persona, sia in realtà commisurato fortunatamente non più e non solo alla valenza di questa menomazione o disturbo, bensì al fatto che la persona viva, operi e lavori in un ambiente sfavorevole o favorevole, è cosa ormai assodata per la quale si può concludere che la disabilità è una determinata condizione in un ambiente sfavorevole. Oltre a ciò è generalmente acclarato anche che la non ricchezza e l''handicap creano una sorta di circolo vizioso. Per le persone che vivono con un handicap, la semipovertà causa insomma una forma secondaria di handicap, legata alle condizioni di vita precaria, agli impedimenti sociali (non solo architettonici), all''accesso alla salute.
Gli individui con disabilità - come esseri umani e perché esseri umani - hanno diritti primari che non è lo Stato a dover attribuire; si tratta di diritti naturali che, proprio perché tali, sottendono prerogative umane insopprimibili che lo Stato deve solo riconoscere. Sono quei diritti che nascono con l''uomo e con lui muoiono, costituendo la garanzia vitale dei beni insostituibili e inalienabili dell''integrità fisica e psichica, dell''uguaglianza e della libertà, della vita stessa.
Ebbene, in tale contesto la società mostra un''attenzione molto parziale nei confronti di tutti noi persone con "normale disabilità" e soprattutto impotenti o incapaci, forse, di valorizzare, o direi più precisamente, di mostrare le nostre non-normalità.
Noi disabili siamo non di rado circondati da leggi che sembrano di specificità e correttezza impareggiabile, ma che al momento della loro applicazione divengono strumenti quasi devastanti della nostra dignità di vita.
Noi diversamente abili, se non avessimo l''affetto, la vicinanza, l''amore dei nostri famigliari e di quelli che con abnegazione si impegnano con noi (e che io ho il privilegio di riconoscere come amici veri!), è certo che non sarebbe lo Stato a permetterci di condurre una vita che potesse soltanto definirsi tale.
E tornando a quanto si diceva all''inizio, è del tutto pleonastico affermare che in realtà tutti hanno in sé delle potenzialità che possono evolversi o essere sviluppate a prescindere dalle proprie condizioni psicofisiche.
Anche il mondo della "normalità" è pieno di individui con una spiccata ed emergente sensibilità nell''arte, nella cultura, nello sport e quant''altro. Questo però non significa che la "normalità" sia costituita da tali eccezionalità, altrimenti vorrebbe dire banalizzare la normalità stessa.
Ora, credo che nel mondo della disabilità debba essere applicato lo stesso concetto in maniera più profonda e responsabile.
Siamo individui che alle quotidiane difficoltà della vita devono aggiungere quella di un corpo non al top e di barriere create (non sempre volontariamente) dalla società.
È proprio questa, paradossalmente, la "normalità della disabilità".
Mi piacerebbe molto non vedere più la "diversità nella diversità". Vorrei vedere, sentire, vivere il "disabile normale", non discriminato.
La persona che non sempre può frequentare la scuola, che difficilmente riesce a lavorare, che a volte non può uscire a causa delle barriere che ancora glielo impediscono: questo è il "normale disabile". E tutto l''amore e l''attaccamento per la nostra vita deve quotidianamente fare i conti con gli sguardi curiosi degli altri, dovendola certificare (nel senso letterale del vocabolo!) per poter veder riconosciuti e tutelati i propri diritti.
Luigi Zappa
Messaggio inviato il: 08/11/2008
Caro Luigi
come mi aveva detto ho visto le sue interviste, mi sono piaciute molto soprattutto per la cordialita' e simpatia con cui le ha condotte, veramente bravo!
Sono contenta di vederla cosi' sereno e impegnato.
Un ricordo e un augurio a proseguire questa esperienza.
Marina
Gent.ma Sig.ra Marina,
per il tempo (vero lusso del terzo millennio) e per l'attenzione dedicatami, sperticatamente la ringrazio.
Cordiali Saluti
Luigi Zappa
Messaggio inviato il: 6/11/2008
Caro Luigi
complimenti e ancora complimenti per le tue interviste, dal vivo rendono molto di più che riportate sul giornale.
Sei un giornalista di gran classe. Onore al merito.
un cordiale saluto
Alberto Berri
Ipergentile Dott. Berri
La ringrazio di cuore per la sua attenzione e per i complimenti che doverosamente condivido con chi mi sta consentendo di viver questa nuova avventura e che per ruolo non compaiono mai dinnanzi alla telecamera. (ma non per questo meno importanti) anzi…..
Con la più alta stima
Luigi Zappa